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STORIE DI STADI: IL “LIBERO LIBERATI” DI TERNI

Per la 18° giornata del campionato di Serie B Conte.it, il Parma Calcio affronterà la Ternana Unicusano: in vista del match, ripercorriamo la storia del teatro della prossima sfida dei Crociati.

Non puoi sapere chi sei, se non sai da dove vieni, dicono. Oggi la Ternana gioca al Libero Liberati, ma prima disputava le proprie partite in casa nell’impianto di Viale Brin. E là dove c’era il vecchio campo dei rossoverdi, quello che tutti chiamavano “La Pista”, oggi c’è un parcheggio.

Ai tifosi più nostalgici fa sempre un certo effetto vedere lasciate delle auto lì dove è nato il mito delle “fere”. Così li chiamano a Terni i giocatori della Ternana: in dialetto vuol dire “belve” e si è spesso associata la cosa al fatto che sul petto delle maglie rossoverdi campeggi il mostro mitologico del Thyrus. Invece, pare il soprannome sia nato tra gli spalti di quell’impianto piccolo, ma appassionato.

“La Pista” nasce negli anni Venti e la chiamano tutti così perché attorno al terreno di gioco c’è il velodromo in cemento che vedrà anche un passaggio del Giro d’Italia. L’impianto sta proprio di fronte alla Acciai Speciali, che fa di Terni uno dei cuori pulsanti della siderurgia del Paese, tanto da farle guadagnare presto il nome di “Manchester d’Italia”.

Verso l’inizio degli anni Sessanta però a Terni si comincia a pensare al nuovo stadio, che viene inaugurato nell’agosto del 1969 con una prestigiosa amichevole tra le Fere e il Palmeiras. Per l’impianto di Viale Brin, testimone di 40 anni di storia di calcio a Terni fino alla scalata della squadra locale verso la Serie B, arriva la chiusura: ecco il trasferimento al “Libero Liberati”, che prende il nome dal campione del mondo di motociclismo nato a Terni.

Un impianto che all’epoca si presenta subito come assai innovativo. Il progetto è affidato a Leopoldo Baruchello, lo stesso che ha ideato il “Bentegodi” di Verona: e come l’impianto più a nord, la struttura è pensata su tre ordini di posti, o anelli, mentre il blocco centrale delle curve è assente (ma verrà poi edificata qualche anno dopo la Curva San Martino). Lo stadio negli anni è stato oggetto di alcune ristrutturazioni, ma non solo: a metà anni Settanta alcuni esuli cileni dipinsero un murales sulla parete della Curva Est e dedicato al golpe che aveva colpito il Cile. Erano i ragazzi della Brigata Pablo Neruda, che con quel tipo di arte avevano raccontato al Cile l’avventura politica e sociale di Salvador Allende e che con l’arrivo al potere di Pinochet erano stati costretti alla fuga, trovando riparo anche a Terni, dove l’amministrazione cittadina li aveva ospitati.

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Il Liberati ha visto due volte la Serie A, grazie al lavoro tecnico di Corrado Viciani (e anche di Enzo Riccomini), il “Profeta” come lo chiamano a Terni, che in città portò il calcio giocato corto, veloce e con sovrapposizioni mentre tutti si affidavano al catenaccio e ai lanci lunghi. Un vero mito a Terni, tanto che nel 2014, poco dopo la sua morte, gli è stata dedicata la Curva Est. Prima del 2012 la capienza complessiva dell stadio era di 22mila posti, mentre dopo i lavori di restyling l’impianto è stato ridotto a 17mila posti.