LA MENTALITÀ DI CHIVU
“Non so se ha avuto più coraggio il Parma a prendermi o io ad accettare. Io dico che nella mia vita ho sempre accettato le sfide, hanno fatto parte del mio modo di essere, ma anche dalla motivazione che ho sempre avuto, lo storico di quello che ho fatto dice molto di me a partire dalla morte di mio padre, agli spostamenti in giro per l’Europa, gli infortuni. Non sembra ma ho le spalle larghe, per me qui non è un rischio, ma un onore. Siccome sento e vedo fiducia, metto tutta la mia anima a disposizione di questa società e non molleremo di un centimetro finché non avremo raggiunto l’obiettivo. Quando si cambia l’allenatore, ogni singolo dà sempre qualcosa in più perché deve dimostrare. Da quello che ho visto, l’approccio è stato più che positivo e sono contento. Ho visto voglia di cambiare rotta, certo che poi conta il risultato di sabato contro il Bologna. Però per quello che ho visto, ho notato segnali positivi. Come ho detto, quando arriva un nuovo allenatore è tutto bello, c’è entusiasmo, tanta voglia di fare, ho avuto questa impressione. Ho trovato davanti a me giovani maturi e responsabili, che capiscono il momento e fanno di tutto per uscirne lavorando sodo per risalire in classifica. Se non ci fossero stati problemi con questa squadra io non sarei qui. Ovvio che abbiamo studiato la squadra, ho visto sempre le gare del Parma e un’idea me la sono fatta di quelle che sono le problematiche. Ribadisco per me non esiste la difesa, tutti devono difendere”.
TUTTI DEVONO DARE QUALCOSA IN PIÙ
“Il Parma, in questo momento, è dieci volte l’Ajax ed è questo che voglio trasmettere ai nostri calciatori. Perché devono capire che il Parma è una società sana e bella, questo posto è meraviglioso e tutti devono dare qualcosa in più e devono avere riconoscenza nelle persone che credono in loro e che stanno cercando di farli diventare dei giocatori migliori e delle persone migliori. I punti di forza? Possiamo migliorare in tutto, ogni cosa passa dal singolo per poi essere trasferito al collettivo. C’è da lavorare, abbiamo l’obbligo di farlo. Per me non esiste difesa a 4 o a 3, ma difesa a 11 perché tutti devono difendere. Vogliamo tutti partecipi quando attaccano e anche in fase difensiva vogliamo tutti propositivi”.
ADRIAN BERNABÉ E DENNIS MAN
“Bernabé è un ragazzo importante, talentuoso, ha determinate qualità. Per quanto riguarda il suo ruolo devo ancora “scoprirlo” meglio, anche se lo conosco e lo conoscevo. È un centrocampista totale, può fare un po’ tutto, può giocare in un centrocampo a 2 o a 3, lui nasce come un trequartista, un 10. Poi ha ricoperto diversi ruoli nella sua giovane carriera da calciatore professionista. Bisogna conoscerlo meglio e metterlo a disposizione della squadra, ma nello stesso tempo metterlo nel ruolo dove riesce a esprimersi meglio. E’ un giocatore importante. Dennis Man, come gli altri, deve lavorare tanto e impegnarsi come gli altri e assumersi le responsabilità, come tutti. Ha avuto un momento di calo, da dicembre in poi non si è più rivisto quello di inizio stagione. Il nostro compito è quello di farlo rientrare in forma e farlo tornare il calciatore che eravamo abituati a vedere. Ma a noi non basta quello che ha fatto vedere a inizio stagione ma vogliamo molto di più, perché ne ha le potenzialità”.