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L’ALLENATORE CRISTIAN CHIVU: “PARMA, È UN ONORE”

Parma, 20 febbraio 2025 - Le dichiarazioni dell’allenatore Cristian Chivu, durante la conferenza di presentazione nella sala stampa “Gianfranco Bellè” allo stadio Ennio Tardini Parma. 


Le parole del Presidente Kyle J. Krause: “Ringrazio Fabio Pecchia per il suo lavoro e gli faccio “un in bocca al lupo” per il futuro. Ora abbiamo un allenatore nuovo, siamo qui per presentarlo. È un grande piacere essere qui e voglio sottolineare che Cristian per noi è la prima scelta, perché fondamentalmente lui impersonifica tutto ciò che noi stavamo cercando in un allenatore. Quando dico che impersonifica tutto quello che noi cercavamo in un allenatore, mi basta dire che Cristian a soli 21 anni era già leader in una squadra molto importante a livello europeo come l’Ajax, dando un esempio di grande leadership che è alla base della nostra filosofia: quello in cui noi crediamo, è quello in cui lui crede. Per questo voglio che Cristian sappia che auguro a lui un grande successo, perché il suo successo sarà il nostro successo. E, darò a lui tutto il supporto di cui avrà bisogno affinché questo successo possa essere realizzato”. 


LA MIA PRIORITÀ È LA SQUADRA

Io e il Presidente Kyle J. Krause ci siamo conosciuti il giorno stesso che sono arrivato a Parma. Sono rimasto un po’ sorpreso della chiamata ricevuta e della fiducia che una società come il Parma mi ha dato concedendomi almeno la possibilità di avere un colloquio, di parlare, di raccontarci quale sono le nostre ambizioni. Anche se io conoscevo già la realtà Parma e il suo progetto, che è un progetto importante e a lungo termine. Mi ha fatto piacere essere stato contattato e mi fa ancora più piacere essere stato scelto come allenatore in una società come questa. Le prime tre giornate sono state impegnative, ci sono mille persone da conoscere e c’è qualcosa che succede ogni minuto. Ma la priorità è sempre stata la squadra, conoscere il prima possibile i calciatori anche dal punto di vista caratteriale e poi c’è la prossima partita da preparare, che è altrettanto importante. Mi fa piacere ritrovarmi in una società che ha grandi ambizioni e dove c’è un progetto importate. È vero che qui ci sono tanti giovani, ma sono giovani di qualità sui quali la società punta. Il nostro compito è farli crescere il meglio possibile, dargli l’opportunità prima di tutto ad aiutarci a conquistare punti e dare anche a loro, se hanno l’ambizione, di fare un salto di qualità in avanti. Il Parma è una squadra valida, in questo momento però per quanto riguarda l’autostima, magari, non avendo ottenuto risultati di inizio stagione, è un po’ giù. Il nostro compito è ridare l’autostima, la fiducia, il coraggio e anche di essere più propositivi, perché la fiducia in un giovane è importante e siccome sono bravi, e i miei sono i più bravi, sono a loro disposizione a ridare tutto questo. Ringrazio il Presidente e la società per la fiducia, anche solo per avermi dato la possibilità di fare il colloquio, sono felice di esserci e far parte del progetto. Parma è il massimo che io potevo sognare quando ho iniziato a fare questo mestiere. Ho iniziato da giovane nel settore giovanile dell’Inter a fare la gavetta. Mi prendo questa responsabilità e questa possibilità di lavorare dentro a una società con un progetto importante. Lavorare con i giovani mi ha sempre stimolato ed è quello che ho fatto negli ultimi anni. Vorrei trasmettere questo entusiasmo e questa ambizione ai nostri calciatori”.

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TRASMETTERE CORAGGIO

È vero, il Parma non sta vivendo un momento semplice, a questa squadra manca un po’ di fiducia. In questi giorni, infatti, il nostro focus è stato trasmettere coraggio e dare un approccio diverso da quello che è stato fatto fino ad ora o che è stato visto nelle ultime gare. Ci vuole pazienza e tempo, ci vuole comunicazione e determinazione per far sì che la squadra dal punto di vista caratteriale e della fiducia abbia un approccio differente alla partita. Per svoltare prima di tutto si devono fare punti, attraverso i punti e le gare vinte, si dà la svolta. Tutto è più semplice quando si vince, non esiste una ricetta, ci vuole qualcosa in più rispetto a quello che è stato fatto. Mi riferisco un po’ alla responsabilità tutta nostra ma anche del singolo calciatore, mi riferisco all’ambizione e alla voglia che hanno tutti di restare a fare la categoria. Non posso giudicare la squadra dal punto di vista fisico e mentale perché è un po’ giù. C’è tanto lavoro da fare come è stato fatto nel passato. Il lato mentale, in questo momento, vale più di quello fisico”.


LA FILOSOFIA DELLA LEADERSHIP

La leadership è innata, non l’hanno tutti e questo è da dire, ma bisogna trovare il tasto giusto per alzare il livello di autostima a quelli che non l’hanno per trasmettere un po’ di fiducia e orgoglio. La leadership si basa su un nucleo di pochi giocatori, che trasmettono tanto agli altri e questi ultimi si sentono messi in una tale situazione in cui rendono di più. Nella testa dei giovani si entra dando fiducia, parlandogli, dando dei feedback e trovando il tasto giusto per farti ascoltare e guadagnare punti per quanto riguarda le credibilità. È importante per loro avere di fronte una persona credibile, che dice cose vere, ma questo non solo nel calcio, nella vita in generale. È un lavoro da fare, poi bisogna differenziare l’approccio a seconda delle persone perché non sono tutti uguali. È importante anche la fiducia che tu dai, perché sicuramente un giovane ti darà molto di più di quello che si pensa”.


BOLOGNA, UNA GRANDE SQUADRA

Con quale modulo giocherò non posso dirlo ora altrimenti a Vincenzo (Italiano, nda) facilito il lavoro. Quando un allenatore nuovo arriva in una squadra, l’avversario più prossimo si preoccupa un po’ perché non sa. Comunque il Bologna è una grande squadra, ha fatto la Champions League, è una squadra valida a fare un determinato tipo di calcio. Non credo che lui (Vincenzo Italiano, nda) sia molto preoccupato. Ovvio, ogni partita è importante e difficile perché la Serie A non è facile, a prescindere dall’avversario che incontri si tratta sempre di una partita difficile perché nessuno ti regala nulla”.

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LA MENTALITÀ DI CHIVU

Non so se ha avuto più coraggio il Parma a prendermi o io ad accettare. Io dico che nella mia vita ho sempre accettato le sfide, hanno fatto parte del mio modo di essere, ma anche dalla motivazione che ho sempre avuto, lo storico di quello che ho fatto dice molto di me a partire dalla morte di mio padre, agli spostamenti in giro per l’Europa, gli infortuni. Non sembra ma ho le spalle larghe, per me qui non è un rischio, ma un onore. Siccome sento e vedo fiducia, metto tutta la mia anima a disposizione di questa società e non molleremo di un centimetro finché non avremo raggiunto l’obiettivo. Quando si cambia l’allenatore, ogni singolo dà sempre qualcosa in più perché deve dimostrare. Da quello che ho visto, l’approccio è stato più che positivo e sono contento. Ho visto voglia di cambiare rotta, certo che poi conta il risultato di sabato contro il Bologna. Però per quello che ho visto, ho notato segnali positivi. Come ho detto, quando arriva un nuovo allenatore è tutto bello, c’è entusiasmo, tanta voglia di fare, ho avuto questa impressione. Ho trovato davanti a me giovani maturi e responsabili, che capiscono il momento e fanno di tutto per uscirne lavorando sodo per risalire in classifica. Se non ci fossero stati problemi con questa squadra io non sarei qui. Ovvio che abbiamo studiato la squadra, ho visto sempre le gare del Parma e un’idea me la sono fatta di quelle che sono le problematiche. Ribadisco per me non esiste la difesa, tutti devono difendere”. 


TUTTI DEVONO DARE QUALCOSA IN PIÙ

Il Parma, in questo momento, è dieci volte l’Ajax ed è questo che voglio trasmettere ai nostri calciatori. Perché devono capire che il Parma è una società sana e bella, questo posto è meraviglioso e tutti devono dare qualcosa in più e devono avere riconoscenza nelle persone che credono in loro e che stanno cercando di farli diventare dei giocatori migliori e delle persone migliori. I punti di forza? Possiamo migliorare in tutto, ogni cosa passa dal singolo per poi essere trasferito al collettivo. C’è da lavorare, abbiamo l’obbligo di farlo. Per me non esiste difesa a 4 o a 3, ma difesa a 11 perché tutti devono difendere. Vogliamo tutti partecipi quando attaccano e anche in fase difensiva vogliamo tutti propositivi”.


ADRIAN BERNABÉ E DENNIS MAN

Bernabé è un ragazzo importante, talentuoso, ha determinate qualità. Per quanto riguarda il suo ruolo devo ancora “scoprirlo” meglio, anche se lo conosco e lo conoscevo. È un centrocampista totale, può fare un po’ tutto, può giocare in un centrocampo a 2 o a 3, lui nasce come un trequartista, un 10. Poi ha ricoperto diversi ruoli nella sua giovane carriera da calciatore professionista. Bisogna conoscerlo meglio e metterlo a disposizione della squadra, ma nello stesso tempo metterlo nel ruolo dove riesce a esprimersi meglio. E’ un giocatore importante. Dennis Man, come gli altri, deve lavorare tanto e impegnarsi come gli altri e assumersi le responsabilità, come tutti. Ha avuto un momento di calo, da dicembre in poi non si è più rivisto quello di inizio stagione. Il nostro compito è quello di farlo rientrare in forma e farlo tornare il calciatore che eravamo abituati a vedere. Ma a noi non basta quello che ha fatto vedere a inizio stagione ma vogliamo molto di più, perché ne ha le potenzialità”.

IL MODELLO DELLA FAMIGLIA

Prima di tutto i miei esempi sono stati i miei genitori, mio papà ha fatto l’allenatore e mi ha trasmesso valori importanti. Hanno fatto di me una persona migliore con dei principi e valori importanti. Per quanto riguarda gli allenatori passati dico che ho preso da tutti un po’. Poi ho misurato le mie conoscenze di allora e la mia maturità, ma è un processo che ora a 44 anni mi porto dietro. Ma non so che tipo di allenatore sono. Quindi se me lo chiedete non posso far altro che dire che i miei esempi sono stati i miei genitori”.


IL MESSAGGIO AI TIFOSI

Ai tifosi dico di essere presenti e che facciano quello che hanno sempre fatto: sostenere la squadra. Qui è un bel posto e c’è a disposizione tutto quello che serve per avere una prestazione al di là delle aspettative, poi noi abbiamo responsabilità di farli crescere, farli maturare e farli giocare meglio”.


IL MIO AGGIORNAMENTO

Dopo la Primavera dell’Inter ho dedicato tempo a studiare, a viaggiare, a vedere partite. Poi ho ripreso l’attività con l’Uefa: fare le analisi tecniche delle gare di Champions League. E’ sempre bello come lavoro perché ti confronti con realtà e allenatori importanti e hai la possibilità di vedere le nuove tendenze nel calcio e analizzarle e portarle a chi ha la curiosità di saperne di più per quanto riguarda il calcio. Ho avuto una carriera da calciatore importante, ho giocato in squadre che ambivano a vincere campionati, quindi, qualcosa conosco per quanto riguarda l’approccio alle partite. Ma quello che ho fatto io non importa. Io mi porto dietro un bagaglio di conoscenze ed esperienza. Spero che, anzi sono certo che le mie qualità sono quelle giuste per salvare questa squadra”.

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